Cellino San Marco: la cantina di Al Bano e i vini del Salento
Cellino San Marco è un comune di quasi 6.000 abitanti della provincia di Brindisi che sorge nella pianura del Salento settentrionale, in un territorio agricolo di grande fertilità dove la viticoltura ha raggiunto livelli di eccellenza riconosciuta. Il nome unisce il toponimo antico — Cellino, probabilmente derivato da cella, ovvero piccola abitazione monastica o deposito — con quello del patrono San Marco, il cui culto è radicato qui fin dall'alto Medioevo. Il comune porta con sé una stratificazione storica che va da una tomba eneolitica "a forno" rinvenuta nel Bosco Li Veli — il reperto più antico del territorio comunale — fino al Risorgimento, quando in queste terre si formarono cellule carbonare e sezioni della Giovine Italia. Nel 1927, per effetto della riorganizzazione provinciale fascista, il comune passò dalla provincia di Lecce a quella di Brindisi.
Il casale di La Mea e le origini medievali
Il nucleo insediativo più antico documentato nel territorio di Cellino San Marco è il casale di La Mea — oggi ridotto a una piccola masseria al confine con San Donaci — dove sopravvive una cappella rurale risalente al XV secolo. Questo tipo di insediamento sparso, tipico del Salento medievale, testimonia come prima della formazione dei centri abitati compatti il territorio fosse punteggiato di piccoli nuclei rurali legati alle grandi proprietà feudali. La progressiva concentrazione della popolazione attorno alla chiesa di San Marco — costruita tra il XVII e il XVIII secolo sui resti di una cappella del IX secolo — dette forma all'attuale borgo, che intorno al nucleo religioso costruì la propria identità civica e sociale.
Il castello e i signori feudali
Il centro storico di Cellino San Marco è dominato dal palazzo baronale di Largo Castello, che origina da un castello medievale trasformato progressivamente in residenza signorile. La storia di questo edificio rispecchia la successione dei poteri feudali sul comune: il feudo appartenne alle famiglie De Fallosa, De Noha, Albrizzi e Chyurlia, tra gli altri. Nel 1578 Giovanni Antonio Albrizzi I acquistò il feudo dalla regia corte e vi si insediò come conte, ampliando il castello. Il figlio Giovanni Antonio II proseguì le opere, aggiungendo la torre quadrata. Il conte Nicola Pasquale Chyurlia avviò nel 1742 la grande trasformazione che diede al palazzo l'aspetto attuale, aggiungendo l'ala sinistra e l'ingresso monumentale con lo stemma araldico dei leoni rampanti scolpito in pietra. Nel 1750 il palazzo fu preso d'assalto dalla popolazione stremata da carestia e tassazioni — episodio che rivela le tensioni sociali tipiche del sistema feudale del Mezzogiorno. La feudalità fu abolita definitivamente nel 1806 da Gioacchino Murat durante il Decennio francese.
Il vino: la DOC Salice Salentino
Cellino San Marco è uno dei comuni che contribuisce alla produzione della DOC Salice Salentino, uno dei vini rossi più celebri del Salento. Le vigne di Negroamaro — il vitigno autoctono per eccellenza di questa parte di Puglia — coprono ampie superfici del territorio e danno origine a vini potenti, profumati e longevi che negli ultimi decenni hanno conquistato mercati in tutto il mondo. La cantina più famosa del comune è quella fondata da Albano Carrisi — il cantante popolare noto come Al Bano — che ha trasformato la tenuta di famiglia in una delle aziende vinicole più visitate della Puglia. Accanto al vino, la produzione olivicola mantiene la propria centralità nell'economia locale.
Tra pianura e tradizione
Il paesaggio di Cellino San Marco è quello tipico della pianura brindisina: campi coltivati a perdita d'occhio, filari di ulivi e viti che scandiscono l'orizzonte, masserie storiche sparse nell'agro. Il borgo è compatto, con un centro storico ordinato attorno alla chiesa e al palazzo baronale, circondato da un'espansione residenziale più recente. La vita comunitaria ruota attorno alle feste religiose — in particolare quella di San Marco a fine aprile — e agli eventi legati alla produzione vitivinicola, che negli ultimi anni ha attirato un crescente flusso di enoturisti in questo angolo meno celebrato ma autentico del Salento brindisino.
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