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Sternatia: la musica del griko e la danza della pizzica

Sternatia8 ottobre 2026

Nel cuore del Salento ellenofono, Sternatia è un comune di poco più di 2.000 abitanti che custodisce un tesoro linguistico e culturale unico al mondo: il grico, l'antico idioma di origine greca che ancora oggi, seppur da pochi anziani, risuona nelle strade del paese. Il nome greco di Sternatia è Χώρα — Chóra — che significa semplicemente "il paese", con quella naturalezza con cui le comunità di lingua greca identificano il luogo d'origine come il centro assoluto del mondo. Fa parte della Grecia Salentina, l'isola linguistica che raggruppa una manciata di comuni tra Lecce e Otranto dove la tradizione ellenofona non si è mai del tutto spenta nonostante i secoli di dominazione latina.


Il territorio: serre, tufo e terre rosse


Il comune si estende per circa 16,5 chilometri quadrati nella parte mediana della penisola salentina, tra i 65 e i 101 metri di altitudine. L'abitato sorge in un avvallamento dal sottosuolo tufaceo, a 75 metri sul livello del mare, racchiuso tra due dorsali parallele delle serre salentine: la Serra di Martignano a est e la Serra di Soleto e dei Litarà a ovest. Queste serre si caratterizzano per un terreno aspro con roccia affiorante e macchia mediterranea, mentre la zona a sud-ovest di Sternatia presenta distese di terre rosse mediterranee — un suolo di colore rossastro derivato dall'alterazione della roccia calcarea sottostante, particolarmente fertile e adatto all'olivicoltura. L'abitato è circondato da campagne coltivate a ulivo e vite, con qualche macchia boschiva residua.


L'enigma del nome: cisterne e memoria greca


Sull'origine del nome di Sternatia esiste una sola ipotesi considerata scientificamente fondata: quella del glottologo tedesco Gerhard Rohlfs, studioso ottocentesco che dedicò decenni alla ricerca sulle lingue minoritarie dell'Italia meridionale. Secondo Rohlfs, il toponimo deriverebbe dalla parola greca sterna — cisterna — e troverebbe conferma nella presenza documentata di quattro grandi cisterne nel territorio del paese. Le ipotesi alternative avanzate da eruditi locali in epoche passate — tra cui la suggestiva teoria di Luigi Tasselli, che nel Seicento collegava il nome all'usanza delle donne di percuotersi il petto (sterno) in segno di lutto — sono state smentite per ragioni fonetiche e metodologiche. Il nome greco trascritto nelle fonti antiche è χῶρα Στερναδίκτης, ovvero "il paese della cisterna".


Il grico: una lingua tra resistenza e rischio


Il grico è una variante del greco moderno che conserva elementi dell'antico greco e del greco bizantino, parlata nei comuni della Grecia Salentina da una minoranza sempre più ridotta di anziani. A Sternatia, che è uno dei centri storicamente più rappresentativi di quest'isola linguistica, il grico era ancora ampiamente parlato nel corso del Novecento ma ha subito una drastica contrazione nella seconda metà del secolo, sotto la pressione dell'italiano e del dialetto salentino. Gli sforzi per preservarlo passano attraverso scuole di lingua, associazioni culturali, eventi folkloristici e iniziative editoriali. I canti tradizionali in grico, chiamati canti della pizzica greca, rappresentano uno dei momenti più toccanti di questa resistenza culturale.


Una comunità che guarda alle origini


Sternatia non è solo la sua lingua: è anche le sue pietre antiche, le chiese barocche che si aprono sulle piazze silenziose, le masserie che punteggiano la campagna circostante, i riti della Settimana Santa che mescolano devozione cristiana e memorie pagane di un passato millenario. Il comune partecipa attivamente alle iniziative della Grecia Salentina, il soggetto istituzionale che riunisce i comuni ellenofoni e promuove la tutela del patrimonio linguistico e immateriale di quest'area. Per chi arriva da fuori, Sternatia offre la rara esperienza di un borgo dove la storia non è rappresentazione ma vita vissuta, dove il senso del passato è ancora palpabile nelle facce degli anziani e nel modo in cui il paese si orienta verso la propria identità più profonda.

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