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Vernole e Acaya: il borgo rinascimentale del Salento

Vernole7 ottobre 2026

Vernole è un comune di circa 6.500 abitanti nel versante orientale del Salento leccese, a dodici chilometri dal capoluogo in direzione sud-est. Il suo territorio abbraccia cinque frazioni e un tratto della costa adriatica, ma i due elementi che lo rendono davvero unico nel panorama salentino sono la città fortezza di Acaya — un insediamento cinquecentesco tra i meglio conservati d'Italia — e la Riserva Naturale Statale Le Cesine, gestita dal WWF, uno degli ultimi lembi di zona paludosa dell'intera costa salentina.


Acaya: la cittadella fortezza del Cinquecento


La frazione di Acaya è un caso unico nell'architettura militare del Mezzogiorno. Progettata e costruita ex-novo nel XVI secolo da Gian Giacomo dell'Acaya, ingegnere militare al servizio del viceré spagnolo, la cittadella è un centro urbano pianificato costruito in un'unica soluzione come piazzaforte difensiva: mura perimetrali con bastioni angolari, fossato, porta d'ingresso monumentale, strade ortogonali e un castello centrale con torre quadrangolare. L'eccezionalità di Acaya sta nel fatto che questa struttura cinquecentesca è rimasta sostanzialmente intatta nel corso dei secoli, senza le trasformazioni urbane che hanno cancellato simili insediamenti altrove. Camminare per le strade di Acaya — oggi un piccolo borgo abituale di qualche centinaio di persone — è un'esperienza di immersione nel Rinascimento militare che non ha paragoni nel Salento.


La Riserva Le Cesine: l'ultima palude adriatica


A ridosso della costa adriatica del territorio di Vernole si trova la Riserva Naturale Statale Le Cesine, gestita dal WWF dal 1977 e uno dei siti di avifauna più importanti del Sud Italia. La riserva è un residuo delle vaste zone paludose che un tempo si estendevano lungo tutta la costa adriatica del Salento da Otranto a Brindisi e che nel corso del Novecento furono quasi interamente bonificate. Gli stagni Salapi e Pantano Grande, alimentati dalle piogge e separati dal mare da un cordone di dune sabbiose, ospitano comunità di uccelli acquatici di straordinario interesse: aironi, garzette, spatole, fenicotteri rosa, germani reali, morette, anatre e decine di specie migratrici che si fermano durante i loro voli stagionali tra l'Europa e l'Africa. La riserva è aperta alle visite guidate che permettono di osservare la fauna selvatica da capanni di osservazione ben attrezzati.


Il Grico e la Grecìa Salentina


Il nome dialettale di Vernole — ta Vèrnula in Grico — rivela l'appartenenza del paese alla sfera di influenza linguistica greca del Salento. Vernole è ai margini dell'area della Grecìa Salentina, il comprensorio di comuni dove si parla il Grico, la varietà linguistica di derivazione greca sopravvissuta nel Salento meridionale. Questa posizione geografica ha fatto di Vernole un luogo di contatto tra la tradizione linguistica grecanica e quella latina, producendo un dialetto locale con caratteristiche particolari e una memoria culturale che richiama le radici ellenistiche e bizantine del Salento meridionale.


Le frazioni e il territorio costiero


Il comune di Vernole comprende le frazioni di Acquarica di Lecce, Pisignano, Strudà e Vanze, oltre alla già citata Acaya, ognuna con la propria identità e il proprio patrimonio di chiese, palazzi storici e tradizioni locali. Il tratto di costa condiviso con Lecce — le marine di San Cataldo e Torre Specchia (condivisa con Melendugno) — offre spiagge sabbiose e rocciose con acque adriatiche limpide, frequentate d'estate dai leccesi e dai turisti del capoluogo. San Cataldo, con il suo porto e i resti della darsena romana, è il punto di arrivo di una passeggiata balneare estiva che parte dal centro di Lecce e percorre i cinque chilometri di pineta litoranea.

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