Palmariggi — Parmarisci in dialetto salentino — è un piccolo comune di circa 1.340 abitanti nel Salento meridionale adriatico, a nord di Otranto. Il suo territorio di quasi 9 km² è racchiuso tra i modesti rilievi delle serre salentine orientali, in un paesaggio di campagna intatta dove gli uliveti pluricentenari dialogano con il bosco della Serra di Montevergine, un'area naturale a nord-est dell'abitato coperta da pinete e macchia mediterranea. Il territorio presenta una marcata impronta carsica, con voragini naturali — le cosiddette vore — come l'Inghiottitoio Madonna del Monte, che raccoglie le acque piovane della sommità della serra e le convoglia nelle profondità del sottosuolo calcareo.
Il nome: la Madonna con la palma
Il nome Palmariggi è legato a una delle storie più vivide della memoria collettiva del Salento post-ottomano. Secondo la tradizione, durante l'assedio turco di Otranto del 1480 — quello che si concluse con il massacro dei Martiri di Otranto — gli abitanti del vicino casale di San Nicola invocarono la protezione della Madonna. La Vergine sarebbe apparsa brandendo una palma e guidando un esercito celeste; i Turchi, convinti che si stesse avvicinando l'esercito del duca Alfonso d'Aragona, si ritirarono, e la popolazione fu salva. A memoria del prodigio, il casale mutò il nome da San Nicola in Palmarice, poi Palmaricce, e infine Palmariggi, parola che nella pronuncia dialettale locale significa "tu che reggi la palma", in onore della Madonna Liberatrice.
Dall'età del bronzo ai basiliani
Il territorio di Palmariggi era già abitato in epoche remotissime. La presenza di menhir e dolmen nelle campagne circostanti testimonia stanziamenti umani risalenti all'età del bronzo, quando questi monoliti eretti nel paesaggio assolvevano funzioni rituali e di orientamento per le comunità pastorali della Messapia. In epoca byzantine, il luogo fu frequentato dai monaci basiliani provenienti dall'Oriente, che scavarono nella roccia calcarea chiese-cripte con cicli pittorici di notevole interesse artistico, introducendo il rito greco in un territorio dove prima si praticavano culti pagani. Le prime notizie documentate risalgono alla metà del XIII secolo, quando il feudo di Palmariggi era proprietà di Tommaso de Noha; questi lo donò come parte della dote alla figlia Riccarda nel momento delle nozze con il barone matinese Glicerio de Persona. Nel 1269, dopo la caduta degli Svevi, Carlo I d'Angiò concesse il feudo ad Anselin de Toucy.
Campagna, oliveti e paesaggio integro
Il carattere più autentico di Palmariggi è quello di un borgo rurale dove l'attività agricola ha plasmato il paesaggio nei secoli senza soluzione di continuità. Le campagne intorno al paese sono caratterizzate da ulivi pluricentenari, muretti a secco e strade sterrate che portano alle masserie storiche disseminate nel territorio. La Serra di Montevergine, con il suo bosco di pini e la macchia a ginepri, lentischi e mirti, rappresenta una riserva di biodiversità preziosa in un paesaggio altrimenti dominato dall'oliveto. Palmariggi è uno di quei borghi del Salento adriatico dove il ritmo lento della vita agricola e la solidità delle tradizioni comunitarie costituiscono la vera ricchezza, più difficile da quantificare ma non meno reale dei monumenti architettonici.
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