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San Michele Salentino: vigneti e ulivi nel Salento brindisino

San Michele Salentino8 ottobre 2026

San Michele Salentino è un comune di quasi 6.000 abitanti nella provincia di Brindisi, a metà strada tra Brindisi e Ceglie Messapica. Nonostante si definisca "salentino" nel nome, il paese fa parte storicamente della fascia murgesana del tarantino, con un paesaggio agricolo fatto di oliveti e vigneti. La sua storia è insolita e affascinante: non nasce da un antico insediamento medievale, ma da un atto preciso e documentato di colonizzazione, avvenuto a partire dal XVII secolo. Fino a qualche decennio fa era diffusamente conosciuto con il soprannome di Massarianova, che richiama le sue origini di insediamento pianificato attorno a una masseria.


La fondazione: una colonia di immigrati balcanici


All'inizio del XVII secolo, Michele Vaaz de Andrada, conte di Mola e barone di San Donato, decise di creare un piccolo villaggio attorno a una masseria di sua proprietà, popolandolo con novanta famiglie provenienti dalla Schiavonia — il nome con cui all'epoca si indicava la penisola balcanica, corrispondente all'incirca all'odierna Slovenia e Croazia. Questo atto di colonizzazione fu reso necessario dalla penuria di manodopera agricola che affliggeva le campagne pugliesi nel periodo postridentino. Gli immigrati, pur conservando inizialmente usi e tradizioni d'origine, si integrarono progressivamente nella cultura locale. Alla morte di Michele, nel 1623, il possedimento passò alla nipote Fiorenza, che sposò il cugino Emanuele Vaaz de Andrada, conte di Mola e duca di Casamassima. La proprietà rimase in mano alla stessa famiglia fino al 1696, anno in cui morì senza eredi Francesco Vaaz de Andrada, e tornò alla Regia Corte, che la rivendette ad Annibale Sisto y Britto, duca del vicino paese di Ceglie Messapica.


La fondazione moderna: i Dentice di Frasso


La storia di San Michele Salentino prese una svolta decisiva nell'estate del 1839, quando il principe Francesco Dentice di Frasso — figlio di quel Gerardo che alla fine del Settecento aveva costruito la Masseria San Michele su una proprietà di ben 389 ettari — costituì nei suoi possedimenti un agglomerato urbano concedendo a 61 coloni alcuni terreni nelle contrade San Michele e Aieni. Questo atto può essere considerato a buon diritto la vera data di fondazione del paese moderno. La comunità crebbe rapidamente: ebbe un cimitero nel 1876, una nuova chiesa nel 1882, eretta a parrocchia nel 1901. Tuttavia, nonostante la crescita, il borgo rimase a lungo dipendente amministrativamente dal comune di San Vito dei Normanni. La lotta per l'autonomia fu lunga e non priva di tensioni: anni di proteste e turbolenze tra il 1912 e il 1913 precedettero il riconoscimento ufficiale come comune autonomo, avvenuto il 25 ottobre 1928. In quella stessa occasione il paese assunse il nome di San Michele Salentino, per distinguersi dagli altri centri pugliesi intitolati all'Arcangelo Michele.


Il fico mandorlato: un Presidio Slow Food


San Michele Salentino è oggi conosciuto ben oltre i confini locali per il suo prodotto gastronomico più caratteristico: il fico mandorlato, un dolce tradizionale preparato con varietà locali di mandorle — tra cui le cultivar Riviezzo o Cegliese, Bottari o Genco, Sciacallo, Tondina e Sepp d'Amic — e fichi essiccati, poi pressati e plasmati a mano in forme caratteristiche. Questa preparazione, che unisce due dei frutti più tipici delle campagne pugliesi, ha ottenuto il riconoscimento di Presidio Slow Food, che ne tutela la produzione tradizionale e ne promuove la diffusione. Il fico mandorlato è il simbolo di un'economia rurale che, pur nella semplicità dei suoi prodotti, ha saputo costruire un'identità riconoscibile nel panorama dell'enogastronomia pugliese. Le sagre e i mercati locali che si svolgono durante l'autunno sono l'occasione per assaggiare questo dolce nella sua versione più autentica, preparata secondo le ricette tramandate di famiglia in famiglia.

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